“Il buon uso del mondo.Agire nell’età del rischio”

Scritto da LUXA il 17/01/2011, 05:01.

Categorie: Libri | Recensioni

images Profonda problematizzazione della realtà moderna a noi circostante. Rifiuto di ogni pregiudizio,clichè,luogo comune.
Acuta analisi della condizione umana intesa come sommatoria dell’essenza antropologica e del contesto sociale,economico,culturale e politico dell’”età del rischio”. Tre temi affascinanti e controversi riscontrabili nell’ultima opera pubblicata da Salvatore Natoli,conclusione della “trilogia sul mondo”iniziata con “Stare al mondo”e proseguita con “Il crollo del mondo”.Il noto professore di teoretica ed etica sociale approfondisce ne”Il buon uso del mondo”le tematiche più attuali della sua speculazione filosofica,basando le tesi proposte su una preparazione magistrale concernente le auctoritates della cultura occidentale,da Aristotele a Leibniz,da Platone a Nietzsche,da Hobbes a Foucault.é proprio a partire dal sapere greco,fondamento dell’identità europea,che Natoli ricava un criterio esistenziale per affrontare il mundus(sistema strutturato,organico ed ordinato,il kòsmos greco)moderno:agire e non essere agiti,sviluppare cioè la capacità di “vivre sa vie”in modo libero e autonomo ma allo stesso tempo solidale con gli altri.é sulla base di questo principio che Natoli tratta le tematiche più disparate:lavoro,economia,denaro,globalizzazione,consumo,virtù,saggezza,verità,determinismo ed autodeterminazione,democrazia e virtù civili.Regola di vita,vigente in ogni contesto,è l’aretè,la virtù concepita come se respicere,come capacità di autoregolamentarsi,come modus,vale a dire moderazione e rifiuto dell’eccesso.La consapevolezza di sé e della propria soggettività,in antitesi alla massificazione ed all’omologazione seriale a cui la globalizzazione e la democrazia hanno portato risulta essere il principio a partire dal quale “generare comunità”,stringendo relazioni umane improntate al reciproco rispetto,alla responsabilità ed alla generosità.
Testo magistrale al fine di risolvere controversie filosofiche complesse,ma anche manifesto esistenziale sulla cui base strutturare pragmaticamente la nostra vita,”Il buon uso del mondo” pecca soltanto del risvolto negativo della lodevole eterogeneità tematica e della vastità di fonti presentate dall’autore:una forma letteraria che nonostante la suddivisione in relazione al contenuto non è strutturata in modo chiaro e tende a seguire con un andamento circolare non sempre consequenziale il pensiero di Natoli,in una sorta di flusso di coscienza simile da un punto di vista concettuale al genere filosofico greco dialogico;in entrambi i casi la filosofia è ricerca,riflessione,pensiero puro:più complessa da comprendere ma forse ancor più autentica di una esposizione trattatistica.

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