A Barcellona corride vietate tra due anni

Published On 29 luglio 2010 » 450 Views» By nibbio » Attualità, Cronaca
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corridaChi s’illudeva che con la vittoria della Spagna negli ultimi campionati del mondo, avrebbe sospinto lo spirito nazionalistico in terra iberica, rischia di rimanere deluso. E’ notizia di questi giorni che a partire dal 2012 la Catalogna, regione tra le più popolose e a forte spinta indipendentista potrebbe proibire la corrida, lo spettacolo che più di ogni altro identifica nel mondo la Spagna. E intanto proprio sull’asse tra Madrid e Barcellona s’infittiscono le polemiche e le reciproche accuse, con un’opinione pubblica praticamente divisa a metà sull’argomento. Soprattutto nella Capitale c’è chi ci vuole intravedere un particolare significato politico proprio in tema di autonomia e indipendentismo, una sorta di discontinuità con la tradizione. Nel parlamento catalano la mozione è passata per una discreta manciata di voti, sicuramente di più di quanto ci si aspettasse. Ci sono molte complicazioni nel prossimo futuro se davvero a Barcellona e dintorni si dovesse concretizzare l’abolizione della tauromachia. Infatti, i manager che organizzano gli spettacoli (fonte di enormi business) si dicono pronti a una class action e chiedere al governo catalano un maxi-risarcimento. Una richiesta tale da far tremare le vene ai polsi e che potrebbe portare a dei correttivi della legge o perlopiù a uno slittamento. La corrida oltre ad essere uno dei segni distintivi della Spagna nel mondo è anche e soprattutto una fonte di reddito indiretto in quanto rimane un’attrattiva turistica di primo piano per i turisti stranieri. In tempi in cui l’economia spagnola annaspa, e la fonte di reddito legata al turismo resta uno dei capisaldi in alcune zone del paese, un provvedimento del genere potrebbe trasformarsi in un clamoroso autogol. Per intanto le associazioni animaliste di tutto il mondo esultano e si godono il momentaneo successo, ribadendo l’idea che la corrida, tradizione o non tradizione, resta uno spettacolo crudele e moralmente inadeguato ai nostri tempi.

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