Al 117′ Iniesta regala il primo mondiale alla Spagna. L’Olanda spreca e picchia troppo.

Published On 12 luglio 2010 » 290 Views» By Polluxwriter » Sport
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coppamondoI più belli del mondo ne diventano i padroni: non succede sempre, dunque l’epilogo della Coppa 2010 è anche un atto di giustizia. Giusto che la Spagna faccia perdere all’Olanda la terza finale della sua storia: e se nel ’74 e nel ’78 gli oranje avevano smarrito un mondiale che viceversa sarebbe stato loro di diritto, stavolta hanno saputo quasi solo picchiare. Un espulso (Heitinga) e un elenco di ammoniti più lungo della guida telefonica di New York. Pesa, sulla sconfitta olandese, un grave errore di Robben che però è stato anche una parata miracolosa di Iker Casillas, migliore in campo, colui che alla fine ha alzato il trofeo tutto d’oro: non accadeva dal 1982 che un portiere lo sollevasse, quella volta era toccato a un altleta leggendario di nome Dino Zoff. Era, guarda caso, un altro 11 luglio e c’entrava anche allora la Spagna.
Non è stata una finale-spettacolo. In questi casi, se qualcuno segna subito ci si può divertire, viceversa si gioca a sudoku. E i numeretti non sempre tornano. L’Olanda ha cercato di soffocare il formidabile centrocampo spagnolo, preso in blocco dal Barcellona, la più bella squadra di club del pianeta (a volte però s’incarta per eccesso di contemplazione, dunque di accademia: vedi la Champions contro l’Inter). L’operazione ha funzionato per un po’, finché gli arancioni non si sono disuniti per stanchezza, per troppi falli e alla fine, nei supplementari, per inferiorità numerica. Quando il match non è più stato chiuso in cassaforte, chi sa giocare meglio l’ha giocato di più, e l’ha vinto.
Mai, nella sua storia, la Spagna era riuscita ad arrivare tra le prime tre. E dopo 80 anni di mondiale, ecco un nome nuovo che permette alla vecchia Europa di superare il Sudamerica (10 a 9), e tra quattro anni in Brasile ci sarà l’occasione per una rivincita. Anche se poi, a ben guardare, poche squadre sono più “sudamericane” di questa Spagna, che se non diventa leziosa è irresistibile. Aveva perso la prima gara contro la piccola Svizzera, eppure ha saputo trovare il passo magnifico che le aveva permesso di vincere l’Europeo due anni fa: dunque, il mondiale sudafricano rappresenta la migliore evoluzione possibile del percorso. E quando vincono i più bravi, e i più belli, c’è solo da essere contenti.

La Repubblica

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