Come Dio comanda

Published On 11 dicembre 2009 » 399 Views» By fabiana » Cinema, Recensioni
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comediocomandaImmagine comune sia al testo che al film è il cielo, squarciato da un lampo nell’uno e   perennemente plumbeo nell’altro, con  frequenti e violente  piogge che sferzano un panorama fatto di cave, sassi, fango, acqua, luoghi ambigui e abitato da  personaggi che sembrano usciti da una delle più malsane province italiche.
Questa è la cornice in cui si muovono Rino, un padre rancoroso e xenofobo, Cristiano, suo figlio quattordicenne, cresciuto nel culto della violenza e nell’insofferenza nei confronti del diverso e Quattroformaggi, un povero folle, ossessionato dalla protagonista di un film porno e residente in un tugurio addobbato come un presepe profano. Tre esistenze ai margini legate saldamente da rapporti , finalizzati a superare la paura che la vita provoca quando lavoro ed affetti mancano, quando i punti di riferimento sono ideali campati in aria, scanditi da rabbia repressa ed ignoranza da esaltare tra le mura domestiche ma di cui vergognarsi una volta fuori.

L’amore traccia il confine tra la rabbia più o meno contenuta e la sua deflagazione. In questo paesaggio , il carnefice,  frutto di un sistema sbagliato suo malgrado,  cambierà la vita di tanti e anche la sua.
L’angoscia di perdere quel poco che si ha o la bramosia di possedere qualcosa che possa sostituire  una vita fatta di emarginazione, determinano il corso degli eventi in questo film diretto da Salvatores.

Il regista trova gli ambienti giusti e pur non riuscendo a dare convincente continuità alla sua opera, la seconda tratta da un romanzo di Ammaniti dopo l’eccellente “Io non ho paura”. Riesce a tratteggiare bene un microcosmo alienato e credibile, anche se è presente qualche dialogo banale e un’altalenanza di passaggi scontati in una trama senza colpi di scena. Salvatores cita  il sedicenne Alex protagonista di Paranoid Park (film del 2007 diretto da Van Sant)  e la trama lo aiuta vista l’angoscia con cui deve convivere Cristiano (in alcuni passaggi poco credibile), l’adolescente timido e irrequieto. Ottima nota nel film è Elio Giordano/Quattroformaggi, bravo Fabio De Luigi nei panni dell’assistente sociale con il quale riesce ad uscire dai suoi schemi. Bella e ben agganciata alle immagini e al pathos la colonna sonora.  Il regista  racconta una storia di emarginati, di figli di un Dio minore o semplicemente distratto, che lascia a noi la facoltà delle nostre azioni mascherando le piu’ turpi dietro una “volontà divina”.

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