Fai qualcosa di diverso.

Published On 5 settembre 2011 » 908 Views» By Polluxwriter » Arte
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Sono quasi le tre di un afoso pomeriggio estivo e siedo alla scrivania davanti al monitor del pc.
Un velo di sudore mi tiene incollato allo schienale della sedia quando una notifica su Facebook attira la mia attenzione, dice: “Fai qualcosa di diverso!”.
Ho giusto il tempo di una lettura veloce per rendermi conto che sono decisamente in ritardo. Prendo la prima maglietta utile dall’armadio, m’infilo le scarpe e sono già in strada.
La vampa d’agosto m’investe portando con sé la consapevolezza che nella fretta ho dimenticato la cosa più importante. Torno sui miei passi, su per le scale a due a due, spalanco la porta di casa e giù dritto per il corridoio fino alla mia stanza. Afferro lo smartphone -Ah sì anche il cavetto, quasi me ne dimenticavo- e sono di nuovo immerso in un forno a cielo aperto. Entro in auto, ed è proprio in momenti come questo che ringrazio di aver risparmiato sul servosterzo ma non sul condizionatore. Parto a tavoletta con l’aria calda, tiepida, fresca, gelida, sparata in faccia come in una galleria del vento. -Direzione mare!- direbbe il buon senso, -No- rispondo – Direzione Castello di Carlo V-.
Parcheggio nel primo posto libero, all’inizio della salita che da Piazza Duomo porta fino a Piazza Castello; l’imponente bastione attende là, superstite di una storia millenaria tramandata nella nuda pietra.
Il portone principale è aperto, non teme assedio anzi lo brama, ma vengo reindirizzato più giù, verso la Villa Comunale ai piedi della Torre Aiutante del castello, dove mi unisco a un gruppo di persone in attesa.
Come un manipolo di Saraceni che brandendo il temuto acciaio di Damasco si prepara alla conquista così ognuno dei presenti ha saldo in mano il proprio gadget tecnologico.
È un insieme di telefonini vecchi e nuovi, foto e video camere professionali e non, tutti accomunati da una fondamentale caratteristica: l’attitudine a riprendere immagini. Ci raduniamo attorno ad un ragazzo che ci spiega cosa dovremo fare, ci fanno indossare una mascherina e una cuffia, entriamo nella Torre e cominciamo a riprendere.
Al centro della angusta sala circolare c’è un banchetto di legno con sopra vecchi strumenti di laboratorio, ampolle, alambicchi, carte, bisturi, pennini, calamai ed ogni sorta di arnese. Alle prese con questi attrezzi una figura misteriosa, un alchimista, intento a preparare una strana formula. Ci muoviamo sotto la puntuale direzione del ragazzo finchè non veniamo lasciati liberi di muoverci e di riprendere la scena a nostro piacimento. Ognuno si muove freneticamente all’interno della torre e qualcuno si accascia al suolo sotto l’indicazione di chi ci dirige. Continuiamo così finchè non ci viene dato lo stop.
Con la voglia di saperne di più mi avvicino a Severino Iuliano, è lui il giovane regista di questo evento. Mi spiega che l’idea è partita da Giuseppe Papaleo, un artista crotonese che, nel preparare l’allestimento di una sua mostra, ha deciso di abbinare ad una delle sue tele un video che racconti la nascita di alcuni dettagli della tela stessa. Cercando qualcuno che sapesse usare la telecamera è entrato in contatto con Severino e così si sono messi subito al lavoro. Con questa premessa è nata l’idea di realizzare una registrazione multicamera e multiformato, in modo da avere tantissimi punti di vista sullo stesso elemento. La naturale conseguenza è stata quella di coinvolgere attraverso i social network i cittadini di Crotone, ognuno con il proprio mezzo di ripresa, per sperimentare nuovi linguaggi e forme d’espressione visiva.
A supporto del tutto, due nomi importanti come Dido Mariani per la fotografia e nella parte del misterioso alchimista Peppino Mazzotta, noto al grande pubblico per aver interpretato il ruolo dell’ ispettore Giuseppe Fazio nella fiction Il Commissario Montalbano.
La scelta della location era in un certo senso obbligata, una torre chiusa ed angusta dove collocare un alchimista che cerca la formula per salvare il mondo.
Proseguiamo con altre riprese in diverse parti del castello, in uno scenario che ha rimandi post-apocalittici; al termine passo tutto il mio girato su un computer posto all’uscita e così fanno tutti gli altri. Con le idee un po’ più chiare torno verso casa, ripensando a quanto ho fatto oggi e indagandone il senso. Forse ho visitato un luogo storico troppe volte dimenticato, facendolo rivivere per un breve tempo, forse mi sono improvvisato attore e operatore e ho aiutato un artista a realizzare un suo progetto.
Rifaccio le scale, con calma, apro la porta, attraverso il corridoio fino alla mia stanza e accendo il Pc. Mi siedo alla scrivania con questi interrogativi nella testa, e convengo che di una cosa posso essere certo; così vado su Facebook per aggiornare lo stato del mio profilo e scrivo: “Oggi ho fatto qualcosa di diverso!”.

di Alessandro Salice

Il Crotonese

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