Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo.

Published On 19 agosto 2011 » 855 Views» By Simona » Psicologia
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Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è un disturbo d’ansia, che colpisce in media due o tre persone ogni 100 al mondo e viene così classificato in quanto le compulsioni di cui si caratterizza svolgono la funzione di prevenire e ridurre gli stati di angoscia del soggetto.

Come per gli altri disturbi psichiatrici, anche  nella descrizione di questo stato patologico, riceve importanza non tanto la presenza di un’ossessione o di un rituale, bensì la loro frequenza.
Infatti all’interno del DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi  mentali, uno dei criteri (criterio C) utile alla diagnosi del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC),  è la presenza ricorrente e costante di ossessioni e compulsioni tanto da impegnare il paziente almeno un’ora al giorno.
La frequenza e l’egodistonia dei due fenomeni (ossessioni e compulsioni) creano un disagio talmente profondo da interferire con la vita personale, relazionale e professionale del soggetto che, pur riconoscendo quasi sempre l’irragionevolezza dei propri pensieri e dei propri rituali (creiterio B), non ne può fare a meno, in quanto incapsulate in maniera incontrollata all’interno della propria mente.
Ma cerchiamo di capire più a fondo cosa si intende per ossessioni e compulsioni.
L‘ossessione è un pensiero, un’idea, un sentimento, un ricordo che s’inserisce con invadenza nella mente dell’individuo conducendo a stati d’ansia. Di fronte ciò il soggetto mette in moto altri pensieri ed azioni che hanno il compito di sostituire i fenomeni ansiogeni. E’ da chiarire però che malgrado l’ossessione sia collegata ad eventi di vita reale, non rientra nella natura di una semplice preoccupazione. Secondo il prof. Roberto Tatarelli l’ideazione dell’ossessivo è caratterizzata dall’identità attribuita dal soggetto a quel confine così diffuso tra probabilità e realizzazione pratica di un evento (2004). A differenza del delirante, l’ossessivo impugna la spada del condizionale, non cedendo all’ideazione delirante del “tutto è possibile” del paziente  psicotico, ma nonostante conservi consapevolezza della realtà, logorato dal dubbio, sceglie l’azione come cura alla propria angoscia.
L’azione delinea l’altra faccia della medaglia: la compulsione. In questo gruppo sintomatico rientrano i rituali che comportano verifiche, pulizie come lavarsi le mani, riordinare, controllare, e le azioni mentali come il pregare, il contare e il ripetere parole, tutti accomunati comunque dal loro effetto sedativo nei confronti dell’ansia.
La rigidità con cui il paziente si abbandono a queste azioni comportamentali e mentali, pur spinta dall’idea di ridurre uno stato di angoscia, non è realmente così giustificata perché eccessiva.
Utile alla diagnosi è anche l’interazione con gli altri disturbi, spesso ossessioni e compulsioni sono meglio diagnosticabili come sintomi di altri disturbi e non designabili un vero e proprio DOC: secondo il criterio D si procede con la diagnosi di DOC solo qualora ossessioni e compulsioni non siano limitate al fulcro di un altro disturbo (Esempio ossessioni riguardanti il cibo in un Disturbo Alimentare).
E’ vero anche che la sintomatologia non deve essere spiegata dall’utilizzo di una sostanza come droghe o farmaci (criterio E).

Brevi Informazioni Psicoterapeutiche.
Studi hanno nel tempo riscontrato una mancata risposta dei soggetti affetti da questo disturbo a psicoterapia psicoanalitica o comunque centrate sull’insight.
Non è da escludere anche la presenza di un evento scatenante o esacerbante il disturbo. Gravidanza e preoccupazioni genitoriali sono tra gli stressor più presenti alla base del disturbo.
Nella maggior parte dei casi una psicoterapia comportamentale sembra costituire il trattamento psicologico d’elezione, con maggiori effetti se associata ad una farmacoterapia.
L’ipotesi rispetto una probabile base biologica del disturbo è stata  corroborata da una maggiore concordanza presente nei gemelli monozigoti rispetto ai gemelli dizigoti e una maggiore prevalenza di DOC nei soggetti affetti da Sindrome di Tourette.
Inoltre diversi studi basati sul confronto tra un gruppo sperimentale (soggetti DOC) e un gruppo di controllo (soggetti sani), hanno individuato nei primi disfunzioni a carico del sistema nervoso centrale.
Oltre alla psicoterapia comportamentale, approcci psicodinamici, pur non agendo in maniera diretta sulla sintomatologia, riescono ad attivare miglioramenti nella sfera interpersonale oltre che a ridurre le resistenze nei confronti di una terapia farmacologica.

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