Il nucleare, l’energia acquistata dai paesi confinanti, e la presunzione degli italiani feriti “sconfitti” al referendum.

Published On 13 giugno 2011 » 838 Views» By Polluxwriter » Attualità, News dal Mondo
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“Nonostante il parco centrali italiano sia in grado di coprire il fabbisogno interno, l’Italia nel 2008 è stata il secondo paese al mondo per importazione netta di energia elettrica (dopo il Brasile e seguita dagli USA). L’Italia importa una quantità di potenza elettrica media che, durante l’anno, può avere un massimo giornaliero inferiore ai 4000 megawatt (fase notturna) fino ad un massimo di oltre 7500 megawatt (fase diurna), con una capacità netta trasmissibile che ha il suo minimo (3800 MW) nel mese di agosto in fase notturna e un massimo di 8000 MW in fase diurna invernale, per un totale di circa 40000 GWh netti all’anno.
Va comunque menzionato che la stessa ENEL è in alcuni casi anche comproprietaria di alcuni impianti di produzione esteri; tale elettricità sarebbe dunque in questi casi ancora dell’ENEL sebbene prodotta fuori dai confini nazionali.
L’importazione non è sempre proporzionale alla richiesta: il fabbisogno energetico italiano viene sostenuto da corrente prodotta all’estero per un’aliquota che può oscillare tra meno del 10% in fase diurna fino a punte massime del 25% durante la notte. Tale importazione avviene da quasi tutti i paesi confinanti, anche se le quote maggiori sono quella proveniente dallaSvizzera e, a seguire, dalla Francia (è da notare, tuttavia che attraverso la Svizzera viene veicolata anche parte dell’energia francese richiesta dall’Italia vista l’insufficienza degli elettrodotti diretti); considerando dunque questi due Paesi insieme, da Francia e Svizzera proviene quasi l’80% di tutta l’importazione italiana di elettricità.
Parte di questa energia (in particolare quasi il 40% di quella “svizzera” e l’87% di quella “francese”) viene prodotta con centrali nucleari. Il Gestore dei Servizi Energetici italiano pubblica ogni anno

una stima dell’origine dell’energia effettivamente immessa nel sistema elettrico italiano comprendente anche gli scambi con l’estero; per il 2009 il nucleare, integralmente d’importazione, incideva per l’1,5% del totale.
In effetti l’importazione notturna è percentualmente molto più importante di quella diurna proprio a causa della natura della produzione elettrica con centrali nucleari; queste infatti hanno limitate possibilità di modulare in economia la potenza prodotta e quindi l’energia prodotta durante la notte (in cui l’offerta

supera la domanda) ha basso costo di mercato[30]. Ciò consente di fermare in Italia durante la notte le centrali meno efficienti e le centrali idroelettriche a bacino e di attivare le stazioni di pompaggio idriche che poi possono “rilasciare” nuovamente energia durante il giorno. Questo meccanismo ha reso economicamente conveniente l’importazione di energia dall’estero, da cui il grande sviluppo del commercio di energia negli ultimi anni.
Dai dati pubblicati da Terna riguardanti il 2009 si ricava infine che l’energia elettrica importata è cresciuta rispetto al 2008 (circa il 12,3% in più), a fronte di un decremento della produzione nazionale, in particolare per quanto riguarda la fonte termoelettrica.”

da wikipedia

Ci si dovrebbe informare prima di parlare quindi: l’Italia sarebbe in grado di coprire il fabbisogno interno di energia elettrica, e perché non lo fa? Parte dell’energia acquistata dai paesi confinanti proviene inoltre da impianti Enel situati all’estero, il che significa che quando paghiamo questa energia siamo così furbi da pagarla a chi la paghiamo già ora, soltanto che ha impianti fuori dai confini nazionali. Perché quindi non facciamo funzionare il cervello?

L’Italia vorrebbe puntare ad un 25% di energia prodotta con il nucleare, ma per fare ciò necessiterebbe di circa 20 centrali nucleari, non quindi di 4 come dichiarato nei mesi scorsi. Considerando che una centrale nucleare costa in media 4-5 miliardi di euro, servirebbero quindi 80-100 miliardi per raggiungere la percentuale stimata.
Gli italiani però non amano i calcoli e a questo non pensano, amano esser imboccati di dati e promesse lanciate a caso (a prescindere che sia la destra o la sinistra a farle).

Il 2009 ha visto un aumento dell’importazione di energia elettrica causata dal decremento di produzione nazionale, soprattutto per quanto riguarda l’energia termoelettrica. Scelte quindi di non investire. All’Italia piace spendere e acquistare.

Germania e Svizzera fanno dietro front sul nucleare e noi vorremmo fare un passo avanti. Perché puntare sul nucleare  se tanto continueremmo ad acquistare energia dalla Svizzera per altri 15 anni, ossia il tempo necessario alla costruzione di una centrale? E continueremmo a comprare energia anche ora che hanno deciso di puntare sulle energie rinnovabili, loro che hanno un potenziale nettamente inferiore al nostro. Fa ridere pensare ad una situazione simile.
Come afferma Carlo Rubbia, non uno qualunque ma un premio Nobel per la fisica (per gli italiani che peccano di presunzione), costruire una centrale geotermica sarebbe una sciocchezza a fronte dei 10-15 anni previsti per una centrale nucleare. Sarebbe più sicura e non farebbe rimpiangere assolutamente la scelta degli italiani.
Nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania sfruttiamo un minimo potenziale, quando il reale potenziale geotermico di quest’area basterebbe a coprire l’energia prodotta dalle quattro centrali nucleari proposte. Continuiamo quindi su questa strada intelligente e improduttiva… perché no.

Puntare sul gas significa costruire una centrale in 3 anni ed avere  un’efficienza produttiva pari al 60%, con un inquinamento circa tre volte inferiore a quello attualmente prodotto dal carbone.

Basta quindi fermarsi a pensare, informarsi, confrontare dati. Senza MAI farsi influenzare dal pensiero politico. Nel web in questo momento si leggono commenti di persone deluse dai risultati, persone evidentemente schierate, che la propria testa non vogliono usarla ma preferiscono quella dei propri rappresentanti politici.
Si pecca di presunzione quindi quando si accantonano le parole di un premio Nobel come Rubbia e si sparano sentenze come fossero barzellette, servirebbe più informazione e maggiore consapevolezza dei propri mezzi intellettivi.

Una scelta, politica e non politica, ha bisogno della nostra testa, attiva e capace di saper trarre da sola certe conclusioni.

Fonti: Intervista a Carlo Rubbia, Wikipedia

 

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