Il rientro di Bettega come una luce in fondo al tunnel

Published On 24 dicembre 2009 » 400 Views» By cronachebianconere » Sport
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Roberto Bettega

Era l’11 agosto del 2009. Prima della partitella in famiglia (con i giovani della Primavera) della Juventus tra i monti di Villar Perosa, lassù dove – tradizione vuole – sfila davanti ai propri tifosi la squadra dell’anno che verrà, John Elkann esclamò: “Vogliamo dare il meglio di noi, vogliamo vincere e soprattutto divertirci e divertire“. Invito raccolto dalla squadra, e girato alle società avversarie. Il “progetto” volta le spalle ai sostenitori bianconeri, esattamente come alcuni di loro hanno fatto domenica scorsa all’Olimpico di Torino nei confronti dei giocatori in campo.
Il goal di Izco apre definitivamente una ferita inferta dal goal di Martinez, e parzialmente rimarginata dal pareggio di Salihamidzic. Paradossale che il migliore in campo tra i bianconeri sia stato proprio il calciatore bosniaco “più assente che presente” in questo terribile fine anno 2009 calcistico. Si tratta semplicemente un giocatore cui il forte temperamento non ha mai fatto difetto: che si giochi col Catania o contro l’Inter; che giostri in un ruolo a lui congeniale o in un altro (per il bene della squadra); che ci si trovi in difficoltà o meno. Mihajlovic non ha dovuto neanche preoccuparsi dell’arbitro: ha fatto tutto la Juventus. Cinque sconfitte nelle ultime sei gare ufficiali: dal secondo al terzo posto in campionato (con un occhio al quarto), retrocessione in Europa League. All’Inter basta poco per vincere: sette goals segnati nelle ultime cinque partite; con tre vittorie, un pareggio e una sconfitta ha lasciato al palo la Juventus. Da meno cinque, a meno sei sino ad arrivare (all’attuale) meno nove: per i bianconeri, più che di “delitto perfetto” si può parlare di “perfetto suicidio”. Il ruolo dell’anti-Inter passato di mano, destinazione Milan, sino a quando anche i rossoneri non inizieranno a perdere terreno: gli scudetti si vincono con la continuità nei risultati positivi, meglio tanti 1-0 che molti alti e bassi. C’è pure chi (Arrigo Sacchi) nel tentativo di rianimare un campionato il cui interesse per la vittoria finale sta scemando di giornata in giornata, prova a passare lo scettro alla Roma di Ranieri: ecco chi potrebbero essere, a suo modo di vedere, i veri avversari dei nerazzurri nella corsa al loro quinto scudetto consecutivo e all’ingresso nell’olimpo dei migliori. Così come fecero (per rimanere nella sola Italia) la famosa Juventus degli anni ’30 e il grande Torino degli anni ‘40: perché oggi, a differenza del passato, valgono anche quelli di cartone.
Felipe Melo che viene sostituito al 32° minuto, equivale ad una bocciatura che va oltre le ultime prestazioni negative; lo spostamento di Marchisio in cabina di regia è stata l’ennesima conferma del talento del centrocampista. Nella speranza, però, che per tappare le falle che si creano in continuazione non si abusi della sua duttilità, con il risultato di complicare la crescita di una straordinaria mezzala. L’Amauri che attende il passaporto per diventare italiano è il lontano parente di quello acquistato dalla Juventus la scorsa stagione: quando si incontreranno, potranno dirsi che ormai quel documento non servirà più. La (reclamizzata) visita congiunta di John Elkann e di Andrea Agnelli alla squadra (17 dicembre) non ha portato gli esiti sperati: i problemi non sono soltanto di stimoli. Magari fosse così.
Anche l’ombra di Roberto Mancini (dopo quella di Spalletti) si è dissolta dietro Ciro Ferrara: il Manchester City e la Premier League (con i relativi introiti) lo hanno accolto a braccia aperte. Un po’ meno i tabloid inglesi. Dall’idea fantasiosa di Pavel Nedved (sarebbe servito in campo, ora) a quella (sempre attuale, anche se parecchio onerosa) di Hiddink, per passare a Gentile e ad altri che si aggiungono (quasi) quotidianamente: il solco per un eventuale sostituto di Ferrara è stato tracciato. Parma (in trasferta) e Milan (in casa) faranno capire se – e per quanto – potrà durare la sua avventura sulla panchina della Juventus. Neve e ghiaccio permettendo. Quattro partite su dieci non giocate nell’ultima giornata: l’ondata di maltempo che si è abbattuta sull’Italia è stata eccezionale, ma per evitare tutti questi rinvii – comunque – qualcosa di più si sarebbe potuto fare. Magari con i nuovi stadi, quelli sognati dai presidenti di mezza serie A, qualcosa sarebbe andato diversamente. Un palco confortevole per il pubblico, norme di sicurezza rispettate, ma anche nuove entrate per le casse societarie e – forse – qualche interesse edilizio di troppo intorno alla creazione di edifici, abitazioni e strutture nelle zone dove sorgeranno i nuovi impianti: siamo in Italia. Dove attualmente si riesce a essere primi soltanto nel numero degli allenatori esonerati: dieci in diciassette partite (sedici e mezzo considerando i rinvii). Ognuno ha un suo “progetto” (quello del Siena particolarmente difficile da decifrare, Malesani è il terzo allenatore dall’inizio della stagione) che dopo poche gare viene messo in discussione. Si cambia allenatore e, dopo aver trovato finalmente i risultati, tutti felici e contenti. Il campionato è lungo: quando arriveranno altri momenti negativi, non è escluso che il caso del già citato Siena non rimanga isolato.
Nel frattempo, come una luce in fondo ad un tunnel chiamato 2009, alla Juventus torna Roberto Bettega, con la carica di vicedirettore generale con ampi poteri su tutta l’area sportiva. Competenza, esperienza e – soprattutto – tanto amore da riversare nel suo nuovo compito. Il primo passo di una rivoluzione all’interno della società che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi. Nel frattempo, con l’Augurio a tutti di un Buon Natale, abbracciamo il rientro di chi ha scritto alcune delle pagine più belle della storia juventina. Bentornato a casa, Bobby-gol.

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