Il Sangue che resta: la tragedia maledetta di Shakespeare rivive.

Published On 26 maggio 2010 » 820 Views» By Hurlyburly » Libri, Recensioni
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sagueresta“Esiste solo ciò che non esiste.”
Nel 1606 nella residenza reale di Hampton Court si sta per svolgere la messa in scena della tragedia più cupa e sanguinosa di William Shakespeare: il Macbeth. Il momento del debutto viene però interrotto da un misterioso delitto che coinvolge uno degli attori, una morte che sembra riecheggiare in tutti i suoi particolari le efferate uccisioni della finzione scenica. Da quel momento, il Macbeth sarà conosciuto come il “dramma scozzese” e tutti gli eventi misteriosi intorno alla sua rappresentazione teatrale saranno visti come conseguenza di una maledizione. Ed è proprio una maledizione che sembra aleggiare sui protagonisti della seconda opera di Jennifer Lee Carrell, la quale riporta sulle pagine il personaggio di Kate, una professoressa esperta di Shakespeare ormai però dedita alla sceneggiatura teatrale ,che si è fatta conoscere nel primo lavoro dell’autrice, W.

Se nel precedente lavoro Kate era sulle tracce di un manoscritto perduto del Cardenio shakespeariano, ora la ritroviamo nel castello scozzese di Dusinnan, dove la storia racconta fosse stato ucciso Macbeth, alle prese con un gruppo di attori decisi a mettere in scena la tragedia, incuranti delle dicerie e dei tanti racconti su ciò che l’opera possa provocare. In realtà però questa noncuranza verrà messa in dubbio da alcuni fatti misteriosi che accadranno proprio nel castello e vedranno coinvolti i partecipanti della messa in scena. L’uccisione di una donna in quello che sembra un sacrificio rituale scatena non solo l’interesse sempre maggiore di Kate, ma anche l’interesse dei lettori che si ritroveranno in un intreccio di paure, superstizioni e suspance.

Il percorso dei protagonisti verso lo scioglimento del caso sarà lungo e irto di non pochi ostacoli: nelle 439 pagine del nostro libro, la scrittura dell’autrice sembra voler rappresentare proprio questa difficoltà ad arrivare in modo lineare ad un obiettivo preciso, che nel nostro caso è lo svelamento di un serial killer apparentemente inafferrabile. La lettura delle pagine è appassionante, ma in alcuni tratti poco scorrevole per la presenza di moltissimi nomi che in molti passaggi si accavallano l’uno sull’altro facendo perdere l’attenzione dall’azione principale che intanto sta proseguendo. Sicuramente però rimane un lavolo mirabile, con una trama che riserva continuamente colpi di scena e soprattutto di grande coinvolgimento, in particolar modo per dei lettori che hanno già acquisite delle nozioni sul Bardo in generale e sul Macbeth in particolare.

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One Response to Il Sangue che resta: la tragedia maledetta di Shakespeare rivive.

  1. sentieri46 says:

    Non riesco venire a capo di questo romanzo in cui l’autrice mette troppa “carne al fuoco” presupponendo che il lettore sia già introdotto in un argomento che va al di là della conoscenza di Shakespeare e della tragedia di Macbeth. Vado avanti solo per la curiosità di vedere come lei ne sia venuta a capo ma temo fortemente che il finale non sarà razionale, ma inquinato dall’esoterismo di cui è imbevuto tutto il romanzo. Troppi ostacoli si frappongono tra il lettore ed una lettura (scusate il bisticcio) costante ed appassionata: l’autrice si perde in innumerevoli soste per descrivere di questo e di quello, facendo scadere il ritmo che dovrebbe essere incalzante ed invece sembra fare continui passi indietro. Passi indietro deve continuamente fare il lettore per raccapezzarsi in una selva di situazioni per cui il fattore tempo si dilata a tal punto da non comprendere che l’azione si sta svolgendo in poche ore che sembrano invece secoli.
    Poiché sembra che la Carrell dia per scontata in chi legge la conoscenza previa, non solo di Shakespeare e del Macbeth, ma di tutti quei fenomeni alla Harry Potter, è logico pensare che l’autrice si rivolga con il suo romanzo ad una determinata cerchia di persone.
    Non mi meraviglio che ci siano fanatici dei riti pagani, ma mi rende perplesso constatare che l’aggancio con il cristianesimo sia molto “laterale”. In poche parole viene da domandarsi se la Carrell stessa non creda veramente a tutte quelle leggende sugli influssi negativi del Macbeth, sugli attori che interpretano quella tragedia, trascusando invece il profondo messaggio che WS voleva trasmettere. Soffermarsi in modo così petulante su John Dee e su di un’accolita di ciarlatani fa scadere il tono del romanzo che è ambizioso, ma scade ad operetta di secondo o terzo livello.
    Fa prendere il sonno e questo non è un buon segnale.

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