In India è ancora diffusa la caccia alle streghe.

Published On 24 maggio 2011 » 630 Views» By Simona » Attualità, News dal Mondo
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Oggi nel XXI secolo accade in India, ciò che in Europa è accaduto fino al XIX secolo.
Shyamkunwar, “dalit” di 45 anni, è stata aggredita tre giorni fa da una decina di persone che hanno fatto irruzione a casa sua nella piccola Raipur, città dello stato di Chhattisgarh, dove ignoranza e superstizione spesso si sposano dando frutto a barbarie come questa.
Accusata di stregoneria, attitudini che l’avrebbero portata a fare il malocchio ad una famiglia, le hanno brutalmente conficcato delle forbici in entrambi gli occhi e tagliato la lingua, poi anche al marito che avrebbe tentato di difenderla.

In India purtroppo, nonostante lo sviluppo economico delle metropoli, domina ancora una mentalità arretrata, radicata nel pensiero di una cultura basata su stregoneria e “tantrik” (sciamani).
Nello Rajasthan ad esempio, sono molto diffuse tecniche di violenza contro le donne accusate di malefici: vittime delle più infime umiliazioni, oltre ai casi di stupro, vengono obbligate a sfilare nude, mangiare escrementi, ingurgitare sostanze velenose.
In conclusione, nell’India nord orientale, da 15 anni a questa parte, sono almeno 2.500 le donne uccise.

Ricordiamo che per mano della chiesa cattolica, in 5 secoli sono state torturate e uccise circa un milione di donne anche in Europa.
Tra il XIII e il XIX l’inquisizione accusò molte persone di eresia: a chi confessava seguiva l’accusa di stregoneria, mentre per gli altri si prospettava la condanna ad una morte cruda e lenta.
Tra le tecniche utilizzate per mettere alla prova la colpevolezza o innocenza di una persona, vi era la prova della pietra al collo: la donna veniva gettata in acqua con una pietra attaccata al collo.  Secondo antiche credenze, chi annegava era giudicata colpevole, chi galleggiava invece era innocente.
Questa malsano e gratuita ritorsione contro donne e bambine era motivata dalla funzione della donna all’interno della comunità: infatti vestivano un ruolo di guida e di trasmissione di quelle che erano le tradizioni, oltre ad occuparsi della salute e ad instillare forza in ognuno, attraverso il senso di reciprocità e protezione.
Tra le vittime si ricorda Giovanna d’Arco, una grande donna nascosta dietro un ruolo sociale modesto: una semplice pastorella che liberò la Francia dall’Inghilterra durante la Guerra dei Cent’anni. Fu arsa viva perché amava indossare i pantaloni e cavalcava come un uomo.

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