La religiosità nel mondo greco tratto da “L’uomo greco” di Pohlenz

Published On 14 gennaio 2010 » 1238 Views» By LUXA » Libri
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Numerosi dei ellenici portano nomi dall’etimologia non greca. I Greci invasori infatti sottomettevano la popolazione locale,ma tentavano di stabilire rapporti con le divinità autoctone,benchè queste dovessero adattarsi al loro modo di sentire. La religione ellenica conosceva infatti un’impronta prevalentemente maschile,nonostante fossero numerose le divinità femminili. Gli dei erano spesso associati ad animali per influenza di alcuni culti popolari. Una prima razionalizzazione dell’impianto religioso si ebbe nell’epos omerico: i Greci non riconobbero profeti e sacerdoti come maestri ed educatori religiosi del popolo ma il ruolo fu assunto dai grandi poeti. Proprio tramite la poesia omerica la fiducia nelle divinità olimpie si elevò al ruolo di religione dell’intero popolo greco. L’Iliade e l’Odissea divennero i documenti più autentici della spiritualità greca. Da queste opere traspare una concezione fortemente armoniosa e gerarchica (aspetti questi tipici della grecità) ma imperniata su una visione della divinità antitetica a quella cristiana. Se infatti il Dio cristiano,creatore trascendente,è concepito come potenza morale,gli dei greci scaturiscono dalla materia e dal caos e condividono pertanto le debolezze ed i vizi del genere umano. Essi sono kreittones,”più forti”(degli esseri umani),ma questo comparativo implica un’assenza di trascendenza. Le divinità sono esseri eccelsi,tuttavia vengono collocati entro i confini del mondo. Il Greco poi non “crede” all’esistenza degli dei,ma sa che esistono perchè  ne sente la presenza intuitivamente,a partire dai fenomeni naturali e dall’esperienza personale.”I Greci,muovendo dai più diversi orientamenti filosofici,si trovano dunque d’accordo nel ritenere che si debba riconoscere il divino là dove c’è un movimento che hai è la sua sorgente,un’anima,la vita.” L’Elleno ravvisa in ogni parte della propria esistenza la presenza di entità spirituali,divine,non materiali ed esteriori,capaci di influenzare l’esistenza propria e della collettività.Gli dei rispecchiano la vita ,multiforme,colma di contrasti e contraddizioni,talora antitetica alla morale umana.La complessità del mondo non costituisce tuttavia un caos disordinato,bensì una totalità fornita di significato e bellezza,un kosmos perfetto ed ordinato.Ed è a  partire da questo ideale di equilibrio gerarchico che gli dei olimpi videro la propria immagine liberata da quei tratti che contrastavano il senso morale dell’uomo. Furono Omero ed Esiodo,sostiene Erodoto,a procurare ai Greci una precisa dottrina sui loro dei,dando notizie sulla loro origine e determinandone prerogative ed ambito d’azione. L’epos omerico non creò la fede olimpica,ma ne fece la religione di tutto il popolo, con una forte valenza pedagogica e normativa. Determinante nella formazione della religione greca fu poi Esiodo,che ha già i tratti del vero e proprio teologo.Animato dalla volontà di unire in un quadro unitario la totalità delle figure divine,nella Teogonia attraverso uno schema genealogico delinea efficacemente l’impianto religioso greco,evidenziando come Zeus sia garante dell’ordine universale e padre di Dike,la giustizia,che se offesa gode di una sicura vendetta.Morale e religione vengono così a costituire progressivamente un nesso organico.Il favore degli dei si ottiene ora solo agendo moralmente.”Per Pindaro è criterio di verità la massima che Dio non può far nulla di brutto e di immorale,e quando un antico mito non risponde a  questo requisito,egli si sente autorizzato a modificarlo”. Alcuni,come lo ionico Senofane,iniziarono a criticare Omero e deridere le rappresentazioni antropomorfiche delle divinità,tanto che Euripide sentenziò:“Un Dio che si comporta in maniera biasimevole non è un dio”. Ma Omero viveva troppo nel profondo dell’anima popolare perchè potesse essere così facilmente estirpato dallo spirito greco.Nel corso del tempo però alla spiritualità olimpica se ne affiancarono altre,quali i misteri eleusini(culti esoterici in onore di Demetra),la religione dionisiaca(ritualità orgiastica fondata sull’esaltazione dell’irrazionalità umana concepita dualisticamente in rapporto all’ordine apollineo)e l’orfismo(basato sulla dottrina della metempsicosi e sulla liberazione dalla corporeità).Pitagora fu profondamente influenzato da quest’ultima concezione religiosa,portatrice di una nuova visione dell’anima,che,”essere autonomo ed immortale,vivifica il corpo e deve dominarlo”.Tale concezione,ripresa da Platone e successivamente unitasi nel Cristianesimo a tesi spirituali giudaiche,divenne una delle idee chiave della civiltà occidentale.Dalla arcaica visione di una religione civile,legata alla collettività ed all’identità della comunità,si passò così ad un rapporto diretto ed individuale fra gli dei ed il singolo uomo,gravato dal carico delle proprie sciagure. La speranza d’una retribuzione e d’una vita beata nell’aldilà divenne il nucleo del sentimento religioso greco.Nell’ellenismo si ebbe una progressiva laicizzazione del pensiero per influenza dell’atomismo materialista e dell’epicureismo.Al concetto di theos si iniziò a sostituire quello di fusis(natura),benchè gli stoici parlassero ancora di un forte principio spirituale e finalistico,il logos.Presso il popolo si mantenne poi un radicato sentimento religioso,affiancato dallo sviluppo del culto dei demoni,degli eroi e degli antenati.Nella religiosità ellenica i Greci tracciavano una linea di divisione fra dio e uomo,ma concepivano il passaggio dall’una all’altra natura.é da questa mentalità che scaturisce la pretesa di Alessandro di essere venerato come figlio di Zeus Ammone.Ciò sarebbe peraltro stato accettato anche dai Greci se non avesse comportato la proskunesis,prostrazione al suolo di stampo orientale lesiva dell’identità ellenica.Si iniziò a diffondere in ambito letterario la tesi per cui gli dei non sarebbero stati altro che degli uomini dalle spiccate personalità,dei potenti sovrani eternizzati in virtù delle loro imprese.Sulla formazione del culto del sovrano influirono i modelli orientali,ma anche la trasformazione della sensibilità greca,da collettiva ad individuale.Con la crisi delle poleis infatti si iniziò ad affermare un individualismo che mutò radicalmente il rapporto con la divinità.Gli dei non furono più protettori di una  comunità,bensì interlocutori personali dell’individuo,bisognoso di sostegno e speranza.La tuke divenne la divinità principale di quest’epoca:un tempo dispensatrice della buona fortuna,ora dea potente che tutto governa alla cieca,in base al proprio capriccio.Quando poi nuove religioni comparvero nell’Occidente proponendo il miraggio della vita eterna nel regno di Dio,la religione greca,non più realmente sentita,aveva ormai concluso il suo ciclo.

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