Ladra maldestra tradita dal troppo lusso

Published On 30 luglio 2010 » 384 Views» By nibbio » Cronaca
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contantiEvidentemente i conti agli investigatori non tornavano proprio. Invece i conti, quelli bancari, della colf dell’avvocato Taormina erano misteriosamente lievitati senza alcuna giustificazione.
Prima un’esistenza caratterizzata da debiti e un tenore di vita modesto, poi all’improvviso lusso, gioielli, sfoggio di contanti e piccole follie. Tutto a distanza di un anno e mezzo. Che cosa era accaduto nel frattempo, in così breve tempo, a quella donna di professione colf , impiegata nella casa romana dell’avvocato Taormina? A chi le chiedeva spiegazioni, liquidava l’argomento con una non meglio specificata vincita a un concorso a premi. Gli investigatori però hanno voluto vederci chiaro anche perché qualcosa era accaduto effettivamente. Un episodio che valeva la pena approfondire, un’indagine da riaprire. Durante il suo servizio presso l’abitazione del noto penalista, si era registrato un clamoroso furto. Clamoroso quanto sospetto perché la versione della colf appariva lacunosa e a tratti contraddittoria. La donna aveva raccontato agli inquirenti di essere stata sorpresa in casa da un rapinatore che, pistola in pugno, l’aveva costretta con la forza e le minacce a indicargli la cassaforte dove il professionista custodiva contanti e preziosi dal valore di un paio di milioni di euro. Affermò anche di essere stata malmenata. Tuttavia la sua versione era bislacca alquanto, messa in piedi insieme a due complici (successivamente arrestati insieme a lei), alla meno peggio. Non passò molto che fu allontanata dai suoi datori di lavoro (che comunque nutrivano da tempo sospetti) e da quel momento i lussi, i capricci costosi (l’affitto di un aereo per le vacanze ad esempio) e l’ostentazione l’hanno fatta cadere nella trappola delle forze dell’ordine. Eppure, probabilmente, se non fosse stata per i suoi lussi sfrenati, avrebbe potuto passarla anche liscia, perché in effetti, benché circondata da forti sospetti, sarebbero mancate prove sufficienti per incriminarla. A bruciarla il non resistere alla tentazione. A quella di non rubare quel piccolo tesoretto ma soprattutto alla tentazione di non sperperarlo senza ritegno. L’ultima le è stata fatale.

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