L’Annunciazione di Leonardo da Vinci ed il Rinascimento

Published On 2 febbraio 2010 » 2385 Views» By Alice Bergamin » Arte
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L’Annunciazione è un dipinto ad olio e tempera su tavola (dimensioni: 98x217cm) di Leonardo da Vinci, databile tra il 1472 ed il 1475.
Alla data di concepimento dell’opera, l’autore, dopo aver acquisito esperienza nella bottega di Andrea del Verrocchio, una delle più prestigiose della città di Firenze, è considerato un maestro indipendente, dal momento che è registrato in una confraternita di pittori denominata Compagnia di San Luca.
In quel tempo la città era in mano a Lorenzo il Magnifico, il quale era succeduto al padre Piero di Cosimo de’ Medici alla sua morte, nel 1469; egli, considerato l’ago della bilancia delle vicende europee del XII secolo per la sua finissima diplomazia e accortezza politica, compì una profonda trasformazione dell’ordinamento interno dello Stato fiorentino; proprio nel 1472 guidò la città nella guerra di Volterra: con l’aiuto dei suoi concittadini sventò la congiura dei Pazzi, crogiuolo di persone coadiuvate dal Papa che volevano destituirlo (la lotta finì nel 1479 a Napoli con un patto di non belligeranza con Ferdinando di Napoli e la resa del Pontefice).
Lorenzo de Medici fu un esperto mecenate ed il suo operato contribuì a rendere Firenze polo centrale per la crescita della cultura rinascimentale. Tale movimento, partendo dalla concezione filosofico – letteraria dell’Umanesimo che scardinava l’uomo medievale dalla sottomissione a Dio per porlo al centro della propria vita e dell’universo, pose le proprie fondamenta nelle arti classiche ellenistiche, viste come contributo essenziale per esplicitare la capacità dell’uomo di plasmare il mondo attorno a sé e di creare un equilibrio perfetto tra sé e la natura circostante, tra istinto e ragione.
Tra il Quattrocento ed il Cinquecento rinascimentale assistiamo ad una fiorentissima crescita nelle arti e nelle invenzioni: Gutemberg e Coster inventarono la stampa; il disegno di un’opera assunse priorità, perché visto come momento filosofico fondamentale in cui l’idea dell’autore riusciva ad esplicitarsi in una forma – dal punto di vista pratico questo significò che il maestro di bottega si limitava ad effettuare uno schizzo dell’opera, che poi veniva effettivamente realizzata dai propri discepoli; Lorenzo Ghiberti con la realizzazione dei due portali in bronzo dorato del battistero di Firenze e Masaccio attraverso i suoi dipinti naturalistici contribuirono fortemente alla propagazione dell’idea della profondità spaziale delle opere e della base realistica dei personaggi raffigurati; l’architetto Leon Battista Alberti unì la profonda conoscenza filologica dei testi antichi ad un’eccezionale padronanza delle tecniche costruttive e dei principi strutturali dell’architettura romana; Sandro Botticelli dipinse “La nascita di Venere”, opera riccamente allegorica e con ampi spunti mitologici.
La figura di Leonardo da Vinci spicca tra tutte le citate per la sua genialità: egli incarnò tutte le maestranze architettura, disegno, pittura, invenzioni, ingegneria – e arrivò a sfidare le concezioni fino ad allora credute attraverso creazioni assolutamente anticipatrici dei tempi (a mo’ di esempio: gli studi sull’anatomia umana, le invenzioni delle macchine da guerra, di quelle sul paracadutismo e dell’elicottero, i disegni realistici della figura umana, la scrittura leggibile allo specchio).annunciazione
L’Annunciazione”, tra tutte le sue opere, è quella che a mio parere meglio esplicita il tempo di innovazioni in cui visse il suo autore: la raffigurazione dell’arcangelo Gabriele che va ad annunciare alla Vergine Maria che è stata prescelta dal Signore per concepire Gesù Cristo è tra le più classiche, ma sono il contesto e l’ambientazione ad essere assolutamente dissimili. Innanzi tutto, la Madonna, a differenza delle opere pittoriche antecedenti che la raffiguravano in un posto chiuso – preferibilmente nella sua camera, con la presenza iconografica almeno del letto – si trova all’esterno, ossia nel porticato della sua casa; l’angelo, se da un lato è tratteggiato secondo l’iconoclastia classica con le ali battenti, dall’altro le piume non sono di pavone come vuole la tradizione – considerato animale sacro e dalla carne incorruttibile in quanto esotico e bellissimo – ma di uccello autentiche, studiate attraverso l’anatomia propria dei volatili; inoltre, sempre a causa degli studi della realtà effettuati da Leonardo, il fiore che l’arcangelo Gabriele porge con la mano sinistra alla Madonna – un lungo stelo fiorale di Lilium candidum – viene dipinto in modo assolutamente veritiero e non stilizzato come volevano gli usi classici; infine lo sfondo: pur presentando classicamente degli alberi e, in fondo, un porticciolo con delle barche, vi è la novità della presenza della prospettiva aerea: Vinci dipingeva i particolari più lontani come avvolti in una foschia, poiché aveva scoperto che tra l’occhio ed un soggetto messo a distanza si sovrappongono molti strati di pulviscolo atmosferico, che rendono i contorni meno nitidi.
Il dipinto dal 1867 è conservato nel Museo degli Uffizi a Firenze.

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