L’arte di Brunello

Published On 31 ottobre 2009 » 501 Views» By Alice Bergamin » Arte
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mario brunelloTra gli anni ’60 e ’70 è iniziato il boom economico nel nord est dell’Italia: i capannoni crescevano ovunque, tanti di colore grigio e molti con inferriate poco incitanti alla visita; le automobili sfrecciavano sempre più veloci in strade inadeguate per la loro strettezza e piatti colori prendevano il sopravvento sui caldi momenti regalati dalle ville palladiane, dai parchi centenari, dalle vie romane, dai borghi medievali.
Poi, cresciuto il Pil dell’industria, i veneti hanno spostato la loro attenzione sugli introiti che potevano pervenire dalle molte bellezze plurisecolari presenti nel territorio e per un decennio le parole d’ordine sono state ristrutturazione, valorizzazione e attrattività.
Nel frattempo, i capannoni in disuso abbruttivano le periferie, rendendo ancora più penose le già desolanti zone industriali. Le città assomigliavano sempre più a dei gioielli preziosi incastonati in scatole di basso profilo.
Gli artisti di alto livello, però, hanno la capacità di vedere diamanti nel fango; tra di loro c’è il maestro Mario Brunello, violoncellista di fama mondiale, nato e cresciuto a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. E’ proprio nella cittadina natia che ha deciso di proporre una perla d’arte: ha reso magnifico un capannone dal tetto piano, con spiazzo di cemento antistante e grande cancello grigio ad apertura elettrica, ponendovi all’interno la magnifica musica proveniente dal suo violoncello e contornandosi di tanti ottimi artisti, ultimo dei quali Vinicio Capossela.
Ed il pubblico, che arriva a frotte tramite passaparola, può godere di alte forme d’arte in uno stanzone prima ingombrato da impianti assordanti e sporchi.
Probabilmente, questa è l’arte del nuovo millennio.

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