Le città invisibili. L’isola che non c’è di Italo Calvino.

Published On 11 novembre 2010 » 687 Views» By Kero » Libri, Recensioni
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Se doveste parlare di una città raccontandola a qualcuno che non l’ha mai visitata probabilmente vi soffermerestMagritte, Il castello dei Pireneie sui soliti dettagli: abitanti, architettura, paesaggi, strade…

E se l’anima di ogni città stesse in qualcos’altro, in qualcosa di difficile da cogliere?

Quando il Kublai Kan chiede a Marco Polo di parlargli dell’anima delle città che compongono il suo impero non v’è traccia di dettagli tangibili: qualsiasi racconto del veneziano è edificato sulle basi dell’invisibile.

L’esploratore ci trascina in percorsi senza linee di contorno mostrandoci tracce di memoria, gesti rimasti in potenza, spiriti che vivono nei portaombrelli…

Kublai Kan e il lettore intraprendono quindi un viaggio seguendo le correnti dei guizzi di memoria di Marco Polo; un viaggio che inizialmente li vedrà diffidenti e alla ricerca di dettagli “rilevanti” ma che alla fine condurrà alla comprensione delle piccole cose, di quelle senza un senso apparente, di quelle nascoste.

E’ come se fossimo portati a scavare dall’autore verso l’anima di ogni pietra, grondaia o dirigibile per raggiungere la terribile rivelazione dell’importanza dell’ “inutilità” e della frammentazione dell’individuo.

In fin dei conti Marco Polo non fa altro che parlare di sé pur mascherando il tutto con racconti di cornicioni, passi svelti e pozzi appartenenti a città mai esisitite, tutte create sull’assenza di Venezia.

“Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano… Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco.”

 Buona lettura

 

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