L’Olanda batte l’Uruguay dopo una partita tirata e persino sofferta. Finisce 3 a 2 per gli orange

Published On 7 luglio 2010 » 304 Views» By Polluxwriter » Sport
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olanda_van_bronckhorstCITTA’ DEL CAPO – I nipotini di Crujff e i cuginetti di Van Basten hanno compiuto metà della missione: sono in finale di Coppa del mondo, trentadue anni dopo l’ultima volta che poi era anche la seconda consecutiva. Finale persa nel ’74 contro la Germania e nel ’78 contro l’Argentina, doppia beffa per i magnifici che avevano cambiato la storia del calcio, riscrivendola per sempre.

Ora gli arancioni chiedono a quella storia, proprio a lei, un risarcimento. Contro la Germania oppure la Spagna, domenica, andrà in campo anche un bel pezzo del loro passato. Contro l’Uruguay, invece, è bastato il presente, però con più fatica del previsto. Per settanta minuti, infatti, l’ultimo pezzo di Sudamerica rimasto dentro un mondiale che viceversa sembrava parlare solo spagnolo, ha tenuto botta con la tattica e la tranquillità.

Centrocampo denso come una maionese, marcatori vecchio stlile e la forza dei nervi distesi. Invece l’Olanda sembrava un po’ oppressa dal pronostico, e dal dovere di raggiungere l’ultimo gradino della scala di cristallo. Guai se non ci fosse riuscita contro quelli che si erano autodefiniti “gli imbucati alla festa”. Per lunghi tratti, la semifinale anomala è stata anche una semifinale brutta. Neanche i due gol in fotocopia del primo tempo, uno per parte, due “jabulate”, l’hanno svegliata. Comincia l’Olanda con Van Bronckhorst, il capitano, tiraccio da trenta mentri sul quale Muslera dorme, e poi lo imita Forlan: qui, la responsabilità del portiere Stekelenburg è persino maggiore.

Anche nel secondo tempo, la favoritissima Olanda ha paura di se stessa, e di altre fregature. Poi ci pensano i suoi due fuoriclasse a salvarla: prima Sneijder con un tiro strano e malvagio, poi Robben con un colpo di testa indisturbato, allungano il vantaggio e permettono ai ciclisti fiamminghi di vincere la loro Roubaix a braccia alzate. Anche se il secondo gol uruguagio nei minuti di recupero aggiunge un po’ di peperoncino a una pietanza che si sperava più gustosa. Finisce 3-2 ed è giusto così.

Ora, dunque, la finalissima. Con una certezza: il mondiale rimane in Europa, proprio come nel 2006 azzurro e remotissimo. Nell’anno della nuova frontiera africana e dell’orgoglio sudamericano, la vecchia Europa sa ancora essere padrona.

Maurizio Crosetti – La Repubblica

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