L’uomo greco.

Published On 26 dicembre 2009 » 314 Views» By LUXA » Libri, Recensioni
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La civiltà greca,profondamente diversa dalla nostra ma allo stesso tempo  fondamentale per essa,differisce dalla civiltà europea moderna non solo per istituzioni, strutture economiche,sociali,politiche e per contesto storico ma, più intimamente, per la natura stessa dell’uomo,per la sua morale,per il suo modo di pensare e per il suo approccio alla realtà. Al fine di comprendere appieno lo spirito,lo zeitgeist, per utilizzare un termine hegeliano,dei Greci antichi, fondamentale è la lettura de “L’uomo greco” del filologo tedesco Pohlenz (1872-1962) che mira a proporre per i Tedeschi un modello a cui ispirarsi al fine di ottenere una sorta di rinascita spirituale. Nei primi due capitoli dell’opera l’autore affronta rispettivamente i temi del sentimento dell’io e del valore del destino nel mondo ellenico. Per mezzo di  accostamenti Pohlenz tenta quasi un parallelo tra ebrei e tedeschi in un periodo storico comunque determinato dall’avvento nazista. La filosofia greca non conosce la contraddittorietà dell’Io analizzata da Sant’Agostino,nè il dualismo fra res cogitans (l’uomo in quanto soggetto pensante) e res extensa (il mondo della natura) teorizzata da Cartesio. Platone aveva individuato al di sopra dei vari piani dell’anima una più alta unità psichica,ma la teorizzazione del filosofo utopista si configura come una conquista nel panorama culturale greco. Accostandoci ad Omero infatti notiamo come la coscienza dell’unitarietà della vita spirituale sia del tutto assente e come i singoli aspetti psichici ed emotivi vengano posti in correlazione a differenti parti del corpo.I Greci iniziarono però a comprendere la presenza di percezioni non materiali ma  spirituali. Il termine psyche non indica ancora l’anima nella sua interezza,bensì lo spirito del defunto. Anche di fronte alle sollecitazioni esterne l’ispirazione dell’uomo omerico non si pone il problema del libero arbitrio. Platone demolisce la tradizionale unità fra anima e corpo contrapponendo dualisticamente la componente spirituale a quella materiale.Si ha pertanto la comparsa della teorizzazione di psyche come principio non solo della vita,ma della totalità delle funzioni spirituali. La convinzione che l’uomo nel suo intimo è libero rimarrà comunque il tratto fondamentale della natura ellenica.Tale capacità di dominio non è tuttavia infinita in quanto sottoposta al destino. La sorte individuale,porta nel mondo omerico il nome di moira (letteralmente:frazione,porzione di bottino o cibo che ciascuno riceve).Emerge così la consapevolezza che il complesso degli eventi reca in sè un ordine fondato sull’attribuzione di un destino a ciascun uomo.Successivamente ci si arriva a domandare quale entità possa ostacolare la volontà umana.L’uomo greco trova risposta nel daimon,uno spirito soprannaturale che ,in base ad una intuitiva associazione,identificò la moira la quale,tuttavia, non assunse mai  un’identità antropomorfica nè una ben definita caratterizzazione rimanendo un principio soprannaturale astratto  distinto dal theos,figura umana animata da vizi e virtù e preposta a compiti precisi. Nell’età post omerica si afferma la tendenza a concepire la moira come una vera persona divina,come una forza viva ed operante. E’ con Socrate che si ha infine il passo decisivo verso il riconoscimento dell’esistenza dei soli veri valori della vita,e delle capacità di perseguirli all’interno dell’animo umano.Platone trova un compromesso fra le due tendenze antitetiche di esaltazione del libero arbitrio e di accettazione di una sottomissione al destino all’interno della dottrina della metempsicosi:prima di ridiscendere nell’esistenza terrena dell’anima è concesso scegliersi da solo il destino che avrà in vita in base alle esperienze maturate nell’esistenza precedente. Il libero arbitrio diventa così centrale nella cultura greca successiva:lo si coglie tanto nell’etica di Aristotele quanto nell’atomismo di Epicuro. E’ mediante lo stoicismo che si ha un primo distacco da tale sensibilità. Discostandosi da questa prospettiva  Zenone mantenne vivo in lui il sentimento che,per i Greci fu fondamentale:la fede nella libertà di decisione e nell’autodeterminazione dell’uomo. Il destino assunse progressivamente sempre maggiore influenza nel mondo ellenico anche a causa della penetrazione dall’oriente della religione astrale babilonese,fondata su un fatalismo a cui la civiltà greca,si accostò con  una iniziale ostilità e con  profonda diffidenza. Assonanze e differenze tra la religione cristiana e quella olimpica, individuazione e spiegazione di termini chiave, delineamento di alcuni punti deboli della civiltà greca è ciò che caratterizza questo testo che rappresenta anche un tentativo di Pohlenz per tentare di porre in qualche modo un freno al clima di intolleranza dilagante che avrebbe portato agli episodi tremendi che hanno caratterizzato la seconda guerra mondiale.

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