Reduce.Diario di un viaggio verticale.

Published On 22 dicembre 2009 » 461 Views» By Salvatore Fuschetto » Libri, Recensioni
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reducePalchi, amplificatori, fasci di cavi come nervi. Un muro di watt. Slogan urlati nei cieli degli anni ottanta, ‘fedeli alla linea’, corrosivi inni di punk-filosovietico.
Gerusalemme. La fredda pietra del santo sepolcro, le preghiere, le genuflessioni.
E ancora prima venti di tramontana e neve, la pastorizia tra i monti dell’Appennino tosco emiliano, i giorni scanditi dal campanile del borgo. Solo alcuni, questi, dei luoghi di Giovanni Lindo Ferretti (già frontman di CCCP, CSI, PGR) che si racconta e si lascia raccontare dalla geografia di ‘Reduce’, sua biografia e primo libro.
‘Reduce’ è il peregrinare (e pellegrinaggio) del protagonista verso una diversa identità, dalle folle dei concerti alla solitudine montana, mistica e orante. Ferretti scrive con tocco leggero, come deponendo su carta un racconto orale, impastato di voce, palpitante di sangue e vita. Ed è un racconto meraviglioso, che fa del ‘viaggio’ il momento della ri-scoperta, oltre che della meraviglia. L’andare lontano corrisponde ad un pensare lontano. Ecco la Lisbona della rivoluzione dei garofani, il fascino del Sahara, le suggestioni dell’Africa. E poi l’ex Jugoslavia, l’ormai tramontato successo di Tito e il sogno della convivenza pacifica tra culture e credi diversi. L’aria pesante di Mostar prima della guerra, una guerra che avrebbe dilaniato per anni la Bosnia Erzegovina, squassata da bombe e cecchini, interrata nelle fosse dei trucidati. Le vastità della Mongolia, le piane immense, gli Altai come gli Appennini. Ancora un viaggio, ancora uno scoprirsi, lento e inarrestabile. La Mongolia diviene ‘taglio profondo tra il prima e il dopo, non ferita ma punto di sutura tra tutto ciò in cui sono venuto al mondo e ciò che, nascosto, invece di seccare è germogliato. Da lì ho imparato quello che ero sotto ogni incrostazione cumulata’. E come questo ogni altro luogo. L’Urss comunista e la Russia che si apre all’Europa, Israele vittima dell’odio e del pregiudizio. Israele colpevole. Israele riflesso vitale della Palestina e Gerusalemme ammantata di un’ anima propria, custode di parole e storie antiche. Il giovane un giorno partì verso la città e conobbe diniego e dèi muti, uomini e idee, la cieca velocità del moderno che divora e impone. L’uomo prese a viaggiare, nel mondo e nello spirito.
Ferretti ritorna tra i suoi monti, alle abitudini antiche, agli animali e al sole ingoiato dal profilo delle montagne. Il cammino spirituale si completa nella riscoperta della cristianità, di un Dio che informa di se tutto il creato. Ma il cristianesimo di Ferretti non è omelia da chiesa né trionfo in processione di antiche vestigia. E’ un profondo misticismo che si nutre di consapevolezza e verità, silenzio e conoscenza.
‘Dato il luogo e il tempo sono stato un giovane estremista, sciocco stupido di buon cuore. Non mi rinnego né mi consolo, per quello che oggi sono non posso che accettare quello che sono stato’.
Colui che ritorna alla dimora lontana è Reduce. E sempre il reduce riporta più di quanto perduto, scoprendosi attraverso lo scorrere del tempo e gli orizzonti nuovi dello spazio. Al passo lento della vita, che muore e rinasce ‘generazione su generazione’.

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One Response to Reduce.Diario di un viaggio verticale.

  1. navajokokoa says:

    MI piaceva più prima quando era un arrabbiato CCCP
    soprattutto in Stalingrado. Comunque ognuno ha la sua evoluzione, se va bene a lui|| Pazienza abbiamo perso un grande Rocker, insieme a Pelu ormai in Italia non è rimasto niente, una grande perdita per la musica italiana,anche se le ultime ave maria lasciavano desiderare.
    Navajokokoa

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