Stevenson nel logo di Google: l’immortale isola del tesoro

Published On 13 novembre 2010 » 543 Views» By nibbio » Internet
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logo google isola tesoroIsola del tesoro: basta fermarsi un attimo a riflettere su come sia entrata nell’immaginario collettivo, nell’iconografia classica o nel linguaggio comune. Oppure basta fermarsi un attimo a riflettere su quella che è l’immagine del pirata classico: con una stampella, una gamba di legno e un pappagallo sulla spalla. Allora non c’è da meravigliarsi di come Robert Louis Stevenson, a centosessanta anni dalla sua nascita, venga ricordato da Google con un variopinto e simpatico logotipo. L’isola del tesoro è un’opera immortale, senza tempo, che ha segnato un genere. Ripercorrerla sinteticamente attraverso tre dei personaggi principali è un modo efficace per descriverla.

Il giovane Jim Hawkins. E’ colui che possiede la mappa, la voce narrante in cui il lettore tende ad intensificarsi. Vede il mondo con occhi ingenui, al punto da stringere amicizia con l’ambiguo Long John Silver, salvo poi disilludersi quando scopre la sua identità di pirata. Un allegoria della vita che spesso, nella fase dell’adolescenza di un uomo, scopre il suo lato oscuro.

Long John Silver il pirata. Spietato, carismatico, sinceramente affezionato al piccolo Jim, circoscrivere la complessa personalità del pirata non è semplice e forse neanche Stevenson ci prova più di tanto, lasciando al lettore il compito di un giudizio. Di sicuro un personaggio che l’autore, visti i tempi, ha saputo rendere come moderno e poco convenzionale.

Ben Gunn, l’incubo della solitudine. Altro personaggio complesso reso molto bene da Stevenson. Ossessionato dal tesoro lo trova dopo mille peripezie, salvo poi essere abbandonato sull’isola dai compagni  e per restarvi bloccato in completo isolamento, fino ad impazzirne. Nuova metafora su come la cupidigia non paghi.

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