Uomini che odiano le donne (2009): definirlo un giallo sarebbe riduttivo

Published On 20 novembre 2009 » 447 Views» By fabiana » Cinema, Recensioni
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uomini-che-odiano-le-donne-locandineSchermo nero e titoli di coda un THE END caratteristico di ogni pellicola, ma se si tratta di Uomini che odiano le donne le sensazioni che il film può lasciare posso essere le più svariate.  “Totale e intensa avversione per qualcuno” è questa la definizione che il vocabolario riporta della parola “odio” che viene esplicitata dalle immagini e da alcune scene molto forti del film e dal personaggio femminile, Lisbeth Salander (la svedese Noomi Rapace) così dark dentro e fuori. Lei è il filo rosso che percorre la narrazione in un intrecciarsi di una doppia trama, la sua vita e quella di una ricca famiglia con troppi scheletri nell’armadio, ma definire il film un giallo sarebbe davvero troppo riduttivo.
E’una donna quasi animalesca nella vita come anche nell’unica scena d’amore del film. Lisbeth, dalle fattezze androgine, forgiata alla vita dalla violenza, è il punto di partenza per scavare più in profondità arrivando gradualmente alla catarsi finale. Potrebbe in qualche modo far pensare alla giovane Brandon Teena, impersonata da Hilary Swank, nel film del 1999 Boys don’t cry basato però su una storia vera. Uomini che odiano le donne è il primo film tratto dalla trilogia di Stieg Larsson di cui fan parte anche La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta. Ci si accorge facilmente  che il cast di attori abbia facce sconosciute (almeno qui da noi). La regia è del danese Niels Arden Oplev. Mikael Blomkvist, protagonista maschile, invece è interpretato da Michael Nyqvist, uno degli attori svedesi più amati, vincitore del Guldbagge (l’Oscar svedese) nel 2003. Da un lato abbiamo Lisbeth, l’hacker tatuata  e dall’altro Mikael un giornalista economico in crisi perché coinvolto in uno scandalo montato ad hoc per incastrarlo. I due sono chiamati a indagare sulla scomparsa della giovane Harriet Ranger avvenuta quarant’anni  prima sull’isola abitata dai Ranger, una tra le più potenti e ricche di Svezia. Nonostante il corpo della donna non sia mai stato ritrovato, lo zio è convinto che sia stata assassinata e che l’assassino sia un membro della sua stessa famiglia. Ricostruendo lentamente la storia dei Ranger sono molti gli elementi che il giornalista e Lisbeth portano alla luce evidenziando proprio come dietro la loro facciata convenzionale e irreprensibile possano celarsi raccapriccianti segreti. Il film sicuramente non è caratterizzato da staticità, si dispiega senza forzature e a fare da sfondo bei paesaggi invernali.

La bravura della Rapace è racchiusa tutta nei suoi occhi in una scena in particolare..di quelle che toccano dentro..a voi la buona visione…

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