Ustica:un mistero internazionale

Published On 28 luglio 2015 » 716 Views» By LUXA » Attualità, Cronaca, Storia
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130-573La “strage di Ustica”ha rappresentato uno degli incidenti aerei più assurdi,misteriosi e discussi,tanto per l’evento in sé quanto per l’affascinante e contraddittorio contesto internazionale nel quale ha avuto luogo. In piena Guerra Fredda, il 27 giugno del 1980,un aereo di linea, il Douglas DC9, partì da Bologna con direzione Palermo. Nel capoluogo siciliano non giunse mai,dal momento che dopo l’allarme lanciato dalla torre di controllo aerea di Roma, il mattino seguente fu rinvenuto al largo dell’isola di Ustica, da cui la tragedia prese il nome , conquistando un ruolo di primo piano nella sensibilità dell’opinione pubblica. Trentanove furono i corpi senza vita ritrovati all’indomani della strage,quarantadue invece i dispersi,per un totale di ottantun morti,civili innocenti divenuti spinta propulsiva per i parenti delle vittime alla ricerca della Verità,quell’eleutheria cantata dai Greci in antitesi alla doxa,l’opinione fallace che sembra invece ancora a trent’anni dai fatti stagliarsi cinicamente imperiosa sul lancinante urlo di dolore delle persone emotivamente coinvolte nella tragedia.Fra le testimonianze di quest’ultime,particolarmente commuovente è il resoconto fornito da Pasquale Diodati,siciliano che con una dignità in precario equilibrio fra lo sgomento e la meditata consapevolezza ha accettato di essere intervistato su History Channel per ricordare la moglie,il figlio,le due figlie e la cognata perduti nel Mar Tirreno.La frustrazione più grande di Diodati sta proprio nella totale assenza di Verità per quanto concerne la dinamica dei drammatici eventi della”strage di Ustica”e la mancata individuazione dei responsabili del delitto.

La sorte del DC9 rimane infatti tuttora un mistero,nonostante i tenaci sforzi condotti da Rosario Priore,per quattordici anni guida della commissione d’inchiesta sul caso di Ustica.Cinquemilatrecento pagine di rapporti basati su testimonianze e perizie tecniche non hanno chiarito in alcun modo la sciagura,sebbene diversi elementi dell’inchiesta sembrino provare in modo inoppugnabile l’occultamento di prove o perlomeno l’atteggiamento restio di diverse autorità ad approfondire sensibilmente le indagini,tanto da suggerire la contestualizzazione del disastro all’interno di un intrigo internazionale nel quadro geopolitico della Guerra Fredda,in cui la nostra Penisola ricopriva un ruolo strategico di primaria importanza.

Esclusa immediatamente la colpa del pilota, lucido fino a pochi secondi prima dell’interruzione del contatto radio fra il DC9 e la torre di controllo,così come un guasto tecnico,per il quale i passeggeri avrebbero avuto tempo per chiedere aiuto,furono formulate diverse ipotesi,tutte verosimili,inquietanti e confutabili.

Secondo quanto riferito al giornalista Andrea Purgatori da un omonimo tecnico operativo alla stazione radio nella sera macchiata di sangue, l’aereo sarebbe stato abbattuto da velivoli militari della NATO, italiani o stranieri, in esercitazione, la cui presenza era segnalata dai radar. L’aereonautica italiana nega tuttavia questa ipotesi, provando la totale assenza di aerei nel tratto di cielo circostante il DC9.

Nella carcassa dell’aereo fu poi scoperto del T4, esplosivo di matrice militare, ben diverso dalle cariche impiegate dai terroristi negli anni di piombo. Tale ritrovamento aprì scenari nuovi, ma presentò anche agli studiosi del caso ulteriori interrogativi. Si poteva trattare di una bomba, presumibilmente posta nella toilette dell’aereo, ma anche delle tracce di un missile.

Si fece spazio anche l’ipotesi di una parziale collisione con un altro velivolo,che avrebbe provocato involontariamente la caduta dell’aereoplano di linea.

Ad alimentare il mistero contribuiscono anche numerosissime contraddizioni che sembrano rendere insolubile la vicenda: l’eterogeneità delle testimonianze raccolte, l’enigma di alcune registrazioni degli operatori presso le stazioni radio, assertori del rischio dello scoppio di un terzo conflitto mondiale collegato alla caduta del DC9, il ritrovamento nella Sila di un cacciabombardiere libico MIG abbattuto nel medesimo periodo, l’ambiguità delle dichiarazioni di alcune figure di rilievo nella politica internazionale. Gli ultimi due fattori sopra citati possono essere interpretati come congiunti e fornire una chiave di lettura alla”strage di Ustica” se contestualizzati nel panorama di un crescente timore nei paesi del blocco occidentale a causa del rapporto economico-politico privilegiato sussistente fra l’Italia e la Libia di Gheddafi, inviso agli U.S.A. Il governo italiano, fortemente debitore verso il governo libico sotto un profilo economico (basti pensare che dal 1 dicembre 1976 addirittura la FIAT era parzialmente controllata dalla Libia, con una quota azionaria del 13% detenuta dalla finanziaria libica) tollerava l’ attraversamento del proprio territorio da parte dell’aviazione libica e lo mascherava con piani di volo autorizzati per non impensierire gli USA: spesso gli aerei libici si mimetizzavano nella rete radar disponendosi in coda al traffico aereo civile italiano, riuscendo così a non allertare le difese NATO. La “strage di Ustica”potrebbe pertanto essere letta come un errore scellerato capace di funestare l’”equilibrio del terrore” vigente.

Tale teoria presenta una forte componente complottistica.Secondo la Teoria del complotto, o anche Complottismo, la versione di un evento, attuale o storico, ufficiale o corroborata da fatti documentati e da considerare razionalmente attendibile, non rappresenterebbe la realtà ma sarebbe il frutto di una montatura o di una cospirazione realizzata da uno o più poteri occulti per nascondere la verità.Per la “strage di Ustica”non esiste tuttavia una verità ufficiale e pertanto le ipotesi più fantasiose ma affascinanti spingono molti ad interpretare il dramma nella chiave del tentativo francese,rivelatosi fallimentare e delittuoso,di abbattere un aereo libico,che avrebbe dovuto trasportare nel nord Europa il detestato Gheddafi.A questo proposito l’allora Presidente della Repubblica Cossiga,dopo aver affermato nel 1990 di non essere stato a conoscenza di nulla,si contraddisse nel 2008 sentenziando in un’intervista a SKYtg 24:”i nostri servizi segreti mi informarono che a provocare la strage di Ustica furono i francesi”.Il 24 maggio 2010 lo stesso Presidente emerito della Repubblica Italiana precisò che per non essere avvistato dall’aereo libico con Gheddafi, un velivolo francese si era posto al di sotto quello italiano: partì un missile «per sbaglio, volendo colpire l’aereo del presidente libico».

Anche tale tesi non può che presupporre il quadro internazionale conflittuale della Guerra Fredda e l’azione spregiudicata dei servizi segreti.La drammatica successione di morti fra i possibili testimoni alle indagini condotte da Priore,benchè probabilmente giustificabile in una dimensione aleatoria e puramente casuale,alimenta inevitabilmente l’alone di mistero che circonda il caso irrisolto.

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